Fare impresa nel sociale per il bene della comunità

Intervista alla nuova direttrice Angela Robbe

Buongiorno Angela e ben arrivata!
Ovviamente, c’è molta curiosità nei tuoi confronti, potresti presentarti brevemente e spiegare perché hai intrapreso questa esperienza professionale in CILS?

Prima di tutto vorrei dire grazie alla cooperativa e a tutti coloro che ho incontrato finora per l’accoglienza. È proprio vero quello che si dice dell’ospitalità romagnola! 

Non amo molto parlare di me, posso dire che lavoro da 26 anni nella cooperazione, ho avuto esperienze in imprese cooperative ed ho fatto rappresentanza. Ho sempre avuto la fortuna di collaborare con persone e strutture che mi hanno permesso di crescere ed a queste ho cercato di portare il mio contributo. CILS è arrivata in un momento in cui avvertivo l’esigenza di un’esperienza diversa da quelle fatte, sentivo il bisogno di un cambiamento, qui ne avrei avuto l’opportunità quindi ho accettato la sfida.

 

Dopo il periodo iniziale, che idea ti sei fatta? Quali sono i punti di forza e di debolezza che hai riscontrato? La realtà corrisponde a quanto immaginato?

Ho conosciuto molte cooperative, tutte hanno dei tratti comuni, ma hanno anche peculiarità distintive che dipendono dalle persone che ne fanno parte, dai soci, volontari e lavoratori, dal contesto e da tutti i soggetti che interagiscono con la cooperativa, gli stakeholder. Pertanto, l’idea che ci si può fare in genere non corrisponde a come realmente è, per questo ho cercato di arrivare senza idee precostituite, piuttosto con l’intento di cogliere le peculiarità per valorizzare quelle positive.


CILS ha una storia importante, un radicamento sentito nella comunità e nel movimento cooperativo, ha raggiunto una dimensione significativa, lavora in un ambito bellissimo ma delicato e complesso: l’inserimento lavorativo di soggetti fragili. Queste caratteristiche rappresentano la sua forza e contemporaneamente la sua debolezza.

 

L’inserimento dei soggetti fragili infatti sta diventando sempre più difficile perché spesso i settori in cui è agevole che questi vengano introdotti hanno margini bassi e la concorrenza è sul prezzo – soprattutto nel caso di appalti pubblici – per cui a volte è faticoso stare in questi mercati e perseguire la mission. Questa è la principale difficoltà che la CILS, come tutte le cooperative sociali del resto, si trova ad affrontare. Potremmo leggere questa difficoltà come debolezza, guardando esclusivamente all’aspetto del mercato e pensando a CILS come realtà che offre servizi, in effetti si tratta di una difficoltà in cui oggi si trovano i soggetti che lavorano nel sociale perché le risorse destinate al sociale sono limitate rispetto ad un aumento dei bisogni. Inoltre, se il sociale si muove in contesti di mercato -come ad esempio nei servizi di pulizie, portierato, verde, dove è più facile l’occupazione di soggetti fragili- non ha strumenti adeguati per confrontarsi e competere con imprese capaci di proporre offerte con ribassi elevati.

Anche la crescita della cooperativa e della sua base sociale è un fatto positivo che, tuttavia, porta con sé alcune criticità come, ad esempio, l’allentamento del legame tra soci e cooperativa, un problema sentito da tutte le cooperative che hanno una base sociale ampia a cui è necessario trovare un antidoto per garantire i principi fondanti della cooperazione stessa e su questo aspetto stiamo lavorando, in quanto è fondamentale per la vita stessa della cooperativa.

Mi sembra di capire che condividere un progetto, una visione siano molto importanti. Cosa c’è in CILS che ti ha fatto pensare di poter lavorare insieme per portare la cooperativa ancora di più vicina e integrata a collaborare con le istituzioni pubbliche e private?
Sì, è così. Per quanto mi riguarda, condividere visione e obiettivi è un fattore fondamentale per portare avanti un progetto. Il progetto CILS tiene insieme tre aspetti importanti: l’integrazione delle fragilità per garantire pari opportunità e qualità della vita, l’attuazione dei principi cooperativi e la volontà di fare “economia sostenibile”, dove per sostenibile intendo “a misura d’uomo” (direi meglio “a misura di persona”).

Quindi, cos’è che fa di CILS un punto di riferimento nel mondo della cooperazione sociale e come vedi il suo futuro?
CILS è diventata un punto di riferimento nel tempo perché ha saputo interpretare alcuni bisogni fortemente sentiti a cui ha trovato risposte originali ed ha costruito un modello ad hoc. Il futuro di questa cooperativa sta nella sua capacità di rinnovarsi e di dare risposte ai bisogni per cui è nata, ma anche ai nuovi bisogni ed alle fragilità emergenti, mantenendo equilibrio tra esigenze di bilancio ed esigenze sociali. È una sfida non semplice, tuttavia, insieme ai soci, ai dipendenti e agli amministratori della cooperativa, è una sfida che sento di poter affrontare, del resto non ci sono sfide semplici in periodi complicati come quello che stiamo vivendo.

 

 

 

 

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